GIORDANI

MASSIMILIANO


Storia di ARDEA

[tratto da wikipedia] Le origini mitiche

 

Il mito ha elaborato varie versioni sulle vicende della fondazione della città di Ardea, legate al racconto dello sbarco di Enea sulle coste del Lazio e quindi alla nascita di Roma.
Una  prima  leggenda,  riportata  da  Dionigi  di  Alicarnasso,  fa  risalire  la fondazione della città ad Ardeas, figlio di Odisseo e Circe. Una diversa versione lega le origini di Ardea, nel XV secolo a.C. a Danae, figlia del re di Argo,  che dopo la nascita di Perseo da Zeus, sarebbe giunta sulle coste laziali e avrebbe sposato il rutulo Pilumno.  Insieme decisero di fondare una nuova città: il luogo fu scelto in corrispondenza di una ripida rupe tufacea, scoperta risalendo il fiume Incastro su una piccola imbarcazione.
Ovidio riferisce l'origine del nome di Ardea all'alzarsi in volo di un airone cenerino (ardea cinerea) dopo l'incendio e la distruzione della città ad opera di Enea, vittorioso sul re rutulo Turno, figlio di Dauno, che a sua volta  era  figlio di Danae e di Pilumno.

  « Turno muore. Ardea cade con lui, città fiorente finché visse il suo re. Morto Turno, il fuoco dei Troiani la invade e le sue torri brucia e le dorate travi. Ma, poi che tutto crollò disfatto ed arso, dal mezzo delle macerie un uccello, visto allora per la prima volta, si alza in volo improvvisamente e battendo le ali, si scuote di dosso la cenere. Il suo grido, le sue ali di color cenere, la sua magrezza, tutto ricorda la città distrutta dai nemici. Ed infatti, d'Ardea il nome ancor gli resta. Con le penne del suo uccello Ardea piange la sua sorte »
 
(Ovidio, Metamorfosi, XV.)

 

Il Territorio di  ARDEA

POSIZIONE GEOGRAFICA

Ardea dista circa 42 Km da Roma, si sviluppa a metà tra mare (iL Tirreno) e la collina.

Latitudine: 41° 37' Nord
Longitudine: 12° 33' Est
Altitudine: 37 m s.l.m.
Superficie: 50 km²
Comuni limitrofi: Albano Laziale, Anzio, Aprilia (LT), Ariccia, Pomezia, Roma.

 

CULTURA

"Grande resta il nome di Ardea, ma il suo splendore s'è spento" (Eneide, libro VII).
Così Virgilio descrive la città alla fine del suo poema, quando i Rutuli sono vinti dai Troiani, ed Ardea è messa a fuoco dalla mano di Enea.

Questa è epica, ma anche nella realtà la città di Ardea ha avuto un passato glorioso, specialmente in età arcaica, quando controllava gli scambi commerciali tra mondo ellenico e mondo latino, e la sua potenza economica non temeva rivali.

Emblema di questo raccordo economico e culturale era il porto, punto di incontro tra diversi popoli e responsabile in gran parte del successo che un così piccolo centro ha potuto esercitare nell'antichità.

Oggi il suo splendore però non si è spento, forse soffre soltanto. Soffre di quella malattia che colpisce i piccoli centri troppi vicini ad un importante polo culturale come Roma.

E soffre per un passato recente, in cui è stata depredata dalle sue ricchezze archeologiche più significative, oggi sepolte in magazzini di vari musei, e alienate dal loro originario contesto culturale.

"I massi squadrati hanno per eterno cemento la parola di Virgilio: et nunc magnum manet ardea nomen"
Gabriele D'Annunzio

 

 

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